Attività

Conferenze   Conferenze
  Entra qui...
Formazione  Formazione
  Entra qui...
Pubblicazioni  Pubblicazioni
  Entra qui...
Advocacy   Advocacy
  Entra qui...
Multimedia   Multimedia
  Entra qui...
Banner
Stampa E-mail
Lo rivela l’Indice sulla Parità  di Genere, calcolato dalla rete internazionale Social Watch per il rapporto “Crisi Globale. La risposta: ripartire dai diritti”. Italia solo al 70° posto. 
 
Roma, 19 febbraio 2009 - Più della metà delle donne del mondo vive in paesi che, negli ultimi anni, non hanno fatto
registrare alcun progresso verso la parità con l’uomo. E’ quanto rivela l’Indice sulla Parità  di genere (GEI) per il
periodo 2004-2008. Il GEI, sviluppato e calcolato dal Social Watch, network che conta organizzazioni in oltre 60
nazioni, classifica 157 paesi in una scala in cui 100 indica la completa uguaglianza tra donne e uomini. Il paese in
prima posizione (Svezia) vanta un indice di 89, mentre la media mondiale è di 61. Finlandia (85), Norvegia (84),
Germania e Ruanda (entrambi con 80), seguono la Svezia. Tra i primi paesi, quindi, oltre a quattro nazioni tra le più
ricche al mondo, c’è il Ruanda, uno dei più poveri. L’indice non valuta infatti il livello di ricchezza dei paesi, ma il
divario che separa le donne dagli uomini. Anche se la Germania è di gran lunga più ricca del Ruanda, il GEI rivela che
la disuguaglianza tra i sessi nei due paesi è equivalente. In questa speciale classifica, l’Italia si trova solo al 70°
posto, con un valore di 65, subito dopo paesi come Bolivia, Botswana, Bielorussia, Repubblica dominicana
e Singapore (66). Se il dato dell’Italia è confrontato con la media europea (72), emerge il ritardo del nostro paese
nel raggiungere un’effettiva uguaglianza di genere. Nelle prime 15 posizioni dell’indice ci sono altri paesi dell’Europa
del Nord (Islanda, Danimarca e Finlandia) e una buona rappresentanza di paesi in via di sviluppo africani e asiatici
(Mozambico, Burundi, Cambogia, Ghana, Vietnam, Uganda, Madagascar, Kenya e Guinea).
 
Un reddito elevato non implica uguaglianza

Per la prima volta, l’indice GEI, parte del rapporto annuale “Crisi Globale. La risposta: ripartire dai diritti”,
mostra l’evoluzione della parità di genere negli ultimi 5 anni (2004-2008) in 133 paesi. Gli indicatori mostrano come i
progressi verso la parità tra i sessi siano difficili e soggetti a regressioni. Inoltre, le politiche attive, come le quote rosa
e i regolamenti per l’uguaglianza nel mercato del lavoro, sono alla base della maggior parte delle storie di successo. “Il
GEI 2008 mostra chiaramente come un elevato reddito pro capite non sia una garanzia di uguaglianza di genere”,
sottolinea Roberto Bissio, coordinatore internazionale del Social Watch. Paesi con alti redditi pro-capite, quali
Lussemburgo o Svizzera, hanno lo stesso livello di uguaglianza del Mozambico, paese con reddito pro-capite molto più
basso. 
 
Istruzione, attività economica, empowerment
L’indice GEI è diviso in tre dimensioni o temi: istruzione, attività economica, ed empowerment (concessione di pieni
poteri alle donne). L’istruzione è la dimensione più vicina all’effettiva parità, con una media mondiale di 90. Tuttavia,
anche in questo campo, molti paesi sono regrediti dopo aver registrato miglioramenti. L’empowerment è la
dimensione che nella maggior parte dei paesi sta registrando progressi, ma si tratta  anche della voce con la media
globale più bassa: solo 35 punti su 100. Da notare che le donne in politica costituiscono inoltre solo il 17.5% dei
parlamentari. La dimensione economica dell’indice misura il divario uomo-donna nella partecipazione al mercato
del lavoro e negli stipendi percepiti. In molti paesi poveri, la condizione delle donne sta migliorando, ma il divario nei
salari è ancora di circa il 32%. 
 
Il caso dell’Europa dell’est
Quando l’indice GEI segna regressioni a livello nazionale, per la maggior parte dei casi si tratta di passi indietro nella
partecipazione delle donne all’economia. E’ il caso dell’Europa dell’Est, regione che presenta il peggioramento più
consistente. Lettonia, Bielorussia, Slovacchia e Macedonia, paesi che hanno goduto di elevati livelli di partecipazione
femminile all’economia, si trovano ora nel gruppo dei paesi che hanno fatto marcia indietro. Secondo Genoveva
Tisheva, membro del Comitato di Coordinamento di Social Watch, “nell’’Europa dell’Est le donne, dopo aver
conseguito il diploma di scuola superiore, sono sempre più spesso disoccupate”. La Tisheva avverte che la tendenza
globale alla liberalizzazione degli scambi del mercato “ha fatto delle donne uno dei partecipanti più flessibili al mercato
del lavoro, soggetto a deregolamentazione, informalizzazione e abbassamento degli standard sociali e del lavoro”.
 
L’indice GEI è elaborato come contributo alla Commissione dell’ONU sullo Stato delle Donne. 

 
Per ulteriori informazioni: Gabriele Carchella; cell: 320.4777895; email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; www.socialwatch.it
 
evden evenakliyeevden eve nakliyatevden eve

escort bursa escort ankara escort eskisehir