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Crisi: Social Watch, ripartire dai diritti Stampa E-mail
(AGI) - Roma, 19 feb. - Ripartire dalla tutela dei diritti dei cittadini del mondo per arginare l'onda d'urto della crisi economica globale che, se ha gia' ferito il nord ricco, rischia di devastare le economie dei Paesi poveri azzerando gli sforzi finora compiuti nella lotta contro la poverta'. E' la ricetta proposta dall'ultimo dossier di Social Watch, la rete internazionale di associazioni e organizzazioni della societa' civile con rappresentanti in piu' di 60 nazioni, che avverte: 'la lotta per sradicare la fame dal mondo rischia di fallire e sempre piu' Stati non sono in grado di soddisfare i bisogni di base dei loro abitanti'. Oggi per misurare il benessere e la ricchezza di un Paese 'il Pil non e' piu' sufficiente', ha spiegato Jason Nardi, coordinatore della coalizione italiana Social Watch, alla presentazione del documento a Palazzo Marino, 'servono misurazioni nuove che non possono prescindere dal rispetto e la tutela dei diritti essenziali dei cittadini'.

Ed e' su indici inediti e alternativi a quelli della Banca Mondiale che il rapporto di Social Watch misura la poverta' nel mondo. Tramite l'Indice delle capacita' di base (Bci), il dossier fotografa lo stato di salute e il livello d'istruzione elementare di 176 Paesi. Di questi, secondo la piattaforma internazionale solo 21 hanno registrato progressi negli venti ultimi anni, 55 hanno mostrato migliramenti lenti e ridotti, mentre 77 Stati 'sono fermi', ha sottolineato Nardi. 'Il Bci', ha spiegato il coordinatore italiano, 'e' coerente con la definizione di poverta' basata sulle capacita' e sui diritti umani, ed e' quindi privo delle imprecisioni tipiche delle stime fondate sul reddito'. Il riferimento diretto e' alla soglia di poverta' stabilita dalla Banca mondiale -un dollaro al giorno- che per Social Watch 'non e' attendibile e sovrastima i successi della lotta contro la poverta'', si legge nel documento.

Non e' un caso, ha osservato Nardi, 'che la stessa Banca mondiale ha di recente rettificato le sue stime e dichiarato che per il 2005 il numero delle persone sotto la soglia di poverta' non e' un miliardo come precedentmente detto ma 1,4 miliardi'. Una correzione di quasi il 50 Sotto la lente del Social Watch c'e' anche l'Italia 'dove esistono elevati livelli di poverta' in alcune aree geografiche e fasce sociali', ha puntualizzato Nardi, 'e che potra' assumere un ruolo decisivo durante la presidenza del G8, nonostante i netti tagli all'Aiuto allo sviluppo, che nel 2009 raggiungera' il minimo storico'. D'altronde, ha rivelato uno dei parlamentari intervenuti al dibattito, Savino Pezzotta, della commissione Attivita' produttive, commercio, Turismo, 'l'attuale crisi economica rischia di far dimenticare i temi della cooperazione e dello sviluppo, che rimangono pero' fondamentali per affrontare e gestire questioni come l'immigrazione'. la politica, ha ammonito Pezzotta, 'dovrebbe ascoltare di piu' gli allarmi che arrivano dalla societa' civile e lavorare in sinergia sulle proposte che arrivano dalla 'democrazia dal basso''. Della stessa lunghezza d'onda il presidente del comitato bicamerale sugli Obiettivi del Millennio, Enrico Pianetta, secondo cui 'occorre puntare sulla qualita' e l'efficienza degli aiuti, in assenza di risorse adeguate'. Per Andrea Olivero, presidente delle Acli, 'non si puo' pensare di uscire dalla crisi chiudendosi in se stessi e guardando con ostilita' l'altro'. Dalla crisi, ha insistito, 'si esce solo affrontandola in modo globale e strutturato, senza lasciare indietro o ignorare una piaga come quella della fame nel mondo'. Che si puo' sradicare solo 'rivedendo il sistema della finanza e dell'economia, ha avvertito Antonio Tricarico della Campagna di riforma della Banca mondiale. 'Le nuove regole da introdurre nel mercato della finanza non si possono basare solo su ricette 'vecchie' come gli interventi pubblici e i salvataggi statali. Senza una redistribuzione delle risorse a livello globale -ha concluso- l'intervento pubblico porta con se' un carico d'indebitamento enorme che solo gli Stati che contano, come Usa, Cina, Gran Bretagna, Germania, Francia, si potranno permettere'.

Fonte: AGI
[http://www.ong.agimondo.it/notiziario-ong/notizie/200902191650-cro-rt11292-art.html]

 
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