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Social Watch: ripartire da diritti per superare la crisi Stampa E-mail
L'Italia si presenta al G8 con -56% di aiuti allo sviluppo

Social Watch: ripartire da diritti per superare la crisi

Roma, 20 feb. (Apcom) - Crisi finanziaria, aumento del costo delle risorse alimentari e cambiamento climatico creano un'incredibile emergenza globale in cui il rispetto dei diritti umani rischia di passare in secondo piano. Ed è proprio "l'impatto sociale delle crisi globali" il tema del tredicesimo rapporto di Social Watch, la rete internazionale di organizzazioni della società civile, creata nel 1995 e presente in oltre 60 paesi, che monitorizza il raggiungimento degli obiettivi che si pone la comunità internazionale - in materia di sradicamento della povertà, rispetto dei diritti sociali e parità tra i sessi - e ricorda ai governi gli impegni presi.

Nel suo rapporto il Social Watch confuta le stime della Banca Mondiale, secondo cui la povertà globale sarebbe in rapida diminuzione, grazie due indici alternativi, uno basato sui diritti umani, il Bci, indice delle capacità di base che risulta dalla media di tre indicatori: istruzione dei bambini di età inferiore ai 5 anni, mortalità infantile, assistenza al parto; e l'altro indice è dato dal livello di parità dei generi, il Gei. Secondo il Gei non c'è stato alcun progresso per oltre la metà dell'universo femminile e la situazione in Italia non brilla di certo: in una scala in cui 100 indica la parità tra i sessi, il nostro paese registra un 65 che lo piazza al 70esimo posto dietro paesi come Bolivia, Botswana, Bielorussia, Repubblica Domenicana e Singapore. Dall'inizio degli anni Novanta questi indicatori sociali hanno subito un rallentamento causato da deregolamentazione finanziaria, privatizzazione dei servizi, liberalizzazione del commercio. Con la crisi attuale la situazione rischia di peggiorare, per questo il Sociale Watch lancia un allarme: continuando su questa strada non saranno raggiunti per il 2015 gli obiettivi del Millennio.

Per il Social Watch la risposta è una sola: ripartire dai diritti. Voce che invece sembra essere finita in fondo alle liste dei paesi disposti a investire per salvare banche o settori strategici per l'economia nazionale a tutto discapito della cooperazione allo sviluppo o degli aiuti sociali. In Italia, a cui il rapporto dedica una sezione a parte, gli aiuti allo sviluppo hanno raggiunto il minimo storico dal momento che nel 2009 il rapporto tra gli aiuti e il pil nazionale sarà inferiore allo 0,10%, pari a 321 milioni di euro, cioè meno 56% rispetto allo 0,19% dell'anno scorso e di molto inferiore allo 0,50% che viene dato per scontato dagli obiettivi del Millennio. Con queste cifre la "credibilità dell'Italia rischia di essere zero al G8", fa notare Federica Mogherini (Pd), coordinatrice del gruppo interparlamentare sulla cooperazione. Mogherini appartiene al gruppo dei parlamentari che si sono alternati sul palco insieme ai rappresentanti della coalizione italiana Social Watch per la presentazione del rapporto. Ma quella di Mogherini è però una voce 'contro' rispetto alle parole che hanno pronunciato altri esponenti politici presenti come Savino Pezzotta (Udc), Enrico Pianetta (Pdl) e Marco Zacchera (Pdl) in cui la parola più ricorrente era "pragmatismo". Con il pragmatismo la politica italiana giustifica la trascuratezza verso i temi sociali perché, a loro dire, la crisi economica impone altre priorità.

Per i rappresentanti del Social Watch il problema dell'Italia, così come della maggior parte dei paesi evoluti, è dato proprio da questa ottica capovolta che non riconosce come la strada degli aiuti sociali sia quella da percorrere per uscire dalla crisi. Andrea Olivero, presidente Acli, e Sergio Giovagnoli, responsabile nazionale welfare Arci, entrambi membri della coalizione italiana del Social Watch, citano ad esempio il problema dell'immigrazione in Italia: la crisi rischia di spazzare via i pochi diritti conquistati, invece l'immigrazione andrebbe vissuto non come emergenza ma come un richiamo a una nostra responsabilità più alta verso i paesi da cui questa gente fugge, paesi che non garantiscono i diritti per una vita decorosa. Stessa cambio di ottica viene proposto anche da Gianfranco Bologna, del Wwf, sulle tematiche ambientali: la crisi economica nasconde una più vasta crisi ambientale e del sistema naturale. "Se non si considerano i fattori naturali come indispensabili per valutare i problemi sociali ed economici - avverte Bologna - continueremo a parlare di queste problematiche senza trovare soluzioni ancora per diversi anni". Chb

Fonte: APCOM
[http://www.apcom.net/newsesteri/20090220_045524_4ce75a8_56604.shtml]

 
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