• Cover 2000

    Rapporto 2000

    Dai vertici alla base

    Cinque anni dopo le storiche conferenze di Pechino e Copenhagen, le coalizioni di 45 paesi valutano il progresso delle strategie di lotta alla povertà.

  • Cover 2000

    Rapporto 2001

    La qualità della vita nel mondo

    A.Sen definisce la povertà come "privazione delle capacità fondamentali piuttosto che una semplice scarsità di reddito" e il SW 2001 ne conferma la validità.

  • Cover 2000

    Rapporto 2002

    Impatto sociale della globalizzazione

    Le politiche pubbliche nazionali per combattere la povertà sono state contrastate dal mercato globale nelle sue diverse manifestazioni.

  • Cover 2000

    Rapporto 2003

    Privatizzare i servizi

    Il costo sociale delle politiche di privatizzazione di sanità, istruzione e infrastrutture di base, ovvero la privazione dei diritti umani.

  • Cover 2004

    Rapporto 2004

    La vera sicurezza

    Il mondo non sarebbe migliore se le risorse e gli sforzi investiti nella guerra in Iraq fossero stati diretti altrove, ad esempio nella lotta contro la povertà?

  • Cover 2005

    Rapporto 2005

    Ruggiti e sussurri

    "La gente ha ruggito, ma il G8 ha sussurrato": la metafora usata da Kumi Naidoo dopo il vertice in Scozia è chiara. I "grandi" non hanno rispettato i loro impegni.

  • Cover 2005

    Rapporto 2006

    Architettura impossibile

    Perché le strutture finanziarie internazionali non funzionano per i poveri e come ridisegnarle per l'equità e lo sviluppo.

  • Cover 2007

    Rapporto 2007

    Dignità e diritti

    Come rendere reale il diritto universale alla sicurezza sociale

  • Cover 2008

    Rapporto 2008

    Crisi globale
    La risposta: ripartire dai diritti

    Qual è la relazione tra diritti umani e architettura economica e finanziaria? Analisi e proposte
    della società civile.

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Migrants in Europe as Development Actors: Between Hope and Vulnerability
E' questo il titolo del primo Rapporto Social Watch Europeo, presentato a Bruxelles presso il Parlamento Europeo l'8 dicembre 2009.
 
Il Rapporto prende in esame la relazione tra migrazioni e sviluppo: si compone di 30 articoli che affrontano varie questioni legate al tema delle migrazioni e analizza il ruolo dei migranti in quanto attori di sviluppo sia per l’Europa sia per i loro Paesi di origine. Si evidenzia dunque la relazione tra sviluppo ed il modo in cui i migranti sono trattati come conseguenza delle politiche dell’UE sull’immigrazione, per giungere alla conclusione che gli obiettivi di sviluppo devono trovare molta più rispondenza nella formulazione e implementazione delle politiche europee in tema di migrazione e che il contributo dei migranti deve essere maggiormente riconosciuto. Non si dovrebbe infatti dimenticare che la stessa società europea è fondata su molte ondate migratorie.
Il rapporto (al momento solo in inglese) è scaricabile [pdf, 3,5 mb] o consultabile online.

 
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Una rivoluzione silenziosa, ma dagli impatti potenzialmente enormi sta avvenendo in questi mesi. In parte come risposta alla crisi globale, in realtà frutto di un percorso più lungo e perseverante di critica costruttiva al modello di misurazione dello sviluppo e alle sue conseguenze sui processi decisionali politici, il crollo del castello del Pil e la ricerca di nuovi indicatori, che, non solo lo sostituiscano, ma ne cambino anche il senso (da misura della ricchezza a misura della distribuzione della ricchezza, delle risorse, della qualità della vita) è, pur se ancora invisibile ai più, in corso.
Certo, non sarà fragoroso come il crollo del muro di Berlino che nel giro di una notte ha cambiato la storia, ma le premesse di un cambiamento reale, nel modo in cui decisori politici, economisti (forse), imprenditori (speriamo) e semplici cittadini leggono lo stato di salute e di progresso del proprio Paese e del mondo, ci sono. Chissà quando se ne accorgeranno anche giornalisti e opinionisti e se in un prossimo futuro non troveremo (solo) il piatto e consunto Pil sulla stampa e nei telegiornali, ma anche qualche altra misura che ci dica qualcosa di più aderente alla realtà sulla nostra società e sulla terra in cui viviamo. 
Come Social Watch da 15 anni cerchiamo di verificare l’operato dei governi rispetto agli impegni presi nelle sedi internazionali (in particolare i vertici delle Nazioni Unite degli anni ’90 e dell’ultimo decennio) proponendo anche altri sistemi per misurare e farci capire come stiamo e dove andiamo. Progressi e regressi partendo dai diritti umani, sociali e ambientali, perché, senza garantire quelli minimi e di base per una vita dignitosa, non si può neanche cominciare a parlare di progresso o sviluppo. Negli scorsi anni, come coalizione italiana del Social Watch, abbiamo cominciato ad affrontare il tema per individuare e promuovere altri indicatori, che possano completare, supplire se non sostituire (dove è stato usato impropriamente) il Pil e i suoi derivati. Con questa piccola pubblicazione, cerchiamo di condensare in poche pagine e dare uno strumento divulgativo sullo stato dell’arte di quel che esiste “oltre il Pil” - che non è poco, ma spesso confinato agli addetti ai lavori - sperando che possa contribuire alla rivoluzione in corso. Il Pil è nudo, è ora di cambiarlo. 

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